La figura di Mario Convertino occupa una posizione di rilievo della storia della grafica e della cultura visiva italiana del secondo Novecento: attivo tra la seconda metà degli anni Settanta ai primi anni Novanta, è stato protagonista di un processo di trasformazione profondo dei linguaggi della comunicazione visiva, contribuendo a ridefinire il rapporto tra musica, arti visive, televisione e grafica editoriale. La sua opera ha saputo incidere con forza sull’immaginario di un’epoca e lascia ancora oggi tracce significative nella memoria collettiva. Il nucleo più noto e riconoscibile della sua produzione è costituito dalle copertine discografiche: Convertino ha collaborato con alcuni dei più importanti artisti della scena musicale italiana, da Lucio Battisti a Franco Battiato, da Pino Daniele a Eugenio Finardi, da Gianna Nannini ad Angelo Branduardi, da Zucchero alla PFM, e poi Krisma, Pooh, Ivan Graziani e Antonello Venditti, solo per citarne alcuni. Le sue copertine, tutt’altro che semplici supporti illustrativi, si configurano come veri e propri dispositivi di mediazione culturale, condensando visivamente le tensioni creative della musica, interpretano la personalità degli artisti, offrono chiavi di lettura visiva dei suoni e delle parole. In questo senso, Convertino ha contribuito a ridefinire la funzione stessa della cover art, che da superficie ornamentale diviene parte integrante del progetto artistico complessivo. La mostra non è una retrospettiva nostalgica ma un dialogo tra passato e futuro, tra supporti analogici e linguaggi digitali, tra memoria e innovazione. Un’esperienza che invita a rileggere l’opera di Mario Convertino come un archivio ancora aperto, capace di generare nuove visioni e nuove connessioni attraverso le tecnologie del presente. A 30 anni dalla scomparsa di Mario stiamo vivendo un cambiamento epocale nei linguaggi e negli strumenti della comunicazione che ci riporta idealmente agli anni di inizio dell’elettronica e, in un passaggio così rapido e vertiginoso, esiste il rischio concreto di perdere traccia di una parte fondamentale dell’estetica italiana – e in particolare milanese – che ha contribuito a definire un immaginario riconoscibile e anticipatore. Nel delinearsi di un nuovo capitolo della mia vita, ho trovato il coraggio e, soprattutto, l’amore necessario per riaprire questo archivio storico e prezioso. Per lungo tempo, infatti, immagini, materiali, copertine e frammenti di memoria sono rimasti custoditi in silenzio, come un luogo intimo da proteggere, sospeso e quasi fuori dal tempo. Info Giorni e orari di apertura: lunedì e martedì chiuso; mercoledì, giovedì e venerdì: dalle 14.30 alle 19.00; sabato e domenica: dalle 11.00 alle 20.00. Ingresso libero



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