Anatomia di un incontro mancato

Marino Ramingo Giusti

Un mio amico, e sodale molto solido, è solito dirmi che capita, per strada, di vedere qualcuno che ti guarda, e che tu lo guardi, e ti sembra che ti guardi perché ti conosce e vorrebbe salutarti, e pure tu, a vederlo che ti guarda, lo guardi e ti sembra forse di conoscerlo, così - nel dubbio - vorresti salutarlo, ma poi succede che presi da imbarazzo né lui né te si scambi quel saluto, anche perché, a guardarsi proprio meglio non è che vi conosciate, o forse, sì, somiglia a qualche tizio che conosci, e allora anche lui potrebbe avere visto in te i tratti somatici o espressivi di uno che lui conosce. Un teatro inespresso. Come spesso succede nelle vite, nel quotidiano. Un altro mio amico, che non sa di esserlo, e mai lo saprà essendo lui già morto, i quotidiani invece li tagliava e rimontava poi in modo caotico, e riteneva che quelle notizie frutto del mescolare le news frammentate, spezzate, reincollate, desse la vera e propria informazione, che sul quotidiano iniziale era velata da Maya, dall’Editore, dai Corruttori dell’Editore, dal Controllo.

Il mio primo amico si fa chiamar Fastidio. Il secondo si chiama William Seward Burroughs II, noto semplicemente come William Burroughs. E dice cose che penso lucidissime, per esempio che il dogma della scienza per cui la volontà non può giammai influenzare le forze esterne sia un assunto ridicolo. Lui pensa che se incontri qualcuno per strada sia per una ragione. E lui ci crede, assolutamente. E crede anche che proprio per questo bisogna sempre stare in posizione tale da far vedere strade e piazze da un punto di vista per cui la panoramica permetta di notare chi sta per guardarti prima che lui ti guardi. E che questo sia il modus sanitario più efficace di ogni altra prevenzione: mettere al controllore stato d’ansia per esser stato scannerizzato con anticipo da chi avrebbe dovuto controllare, o far gelare il sangue nelle vene al tuo sicario pronto a farti fuori quando s'avvede che tu l'hai già mirato prima che lui vedesse eri arrivato.

Dicono che c'è violenza tra i maranza, ma allora ignorano, o han dimenticato, I Ragazzi della Via Pal. A Genova in Via Pré le sentinelle dicono “la zia”, fischiano esattamente come i cani della prateria, quando le truppe invadono l’imbocco del territorio su cui hanno pisciato. Prima che Uomini siamo Primati, e hai presente il casino del babbuino quando un serpente o un altro predatore si avvicinano al clan? Dicono che Celentano avesse un clan, e danno del maranza a chi fa gang. Tra il padrino e il suo nipotino scippatore sta un abisso, non c’è più onore, su questo siam d’accordo. Si rifà vivo però il gene ancestrale, che non si può comprare ai saldi o online, e - pur perduto da tempo nel pagliaio delle code di paglia - in epoca di nulla conoscenza riemerge con violenza. Persino letterale.

 

L’imbarazzo del guardone guardato

William Seward dicevo sia mio amico, ma se glielo dite vi spara. Lui dorme con la colt sotto il cuscino, e sa centrare tra gli occhi anche sua moglie. Lui non si fa circuire dal bisogno dell’interazione tra simili, probabilmente poiché sa che di simili a lui non ce n’è.  Perciò lui in Via Pal, a Pré, alle Vele, nei vicoli di Napoli o Marsiglia, non va da guappo di questa o quella ‘ndrina. Va solo. E andando solo, per lui ogni stradina, o viale, o tangenziale è una Pal, una Pré, una Sanità. Deve vedere prima chi tra un istante soltanto lo vedrà. Solo così preverrà la violenza poi fattuale, ed essa non prevarrà. Il fastidioso imbarazzo che il guardone, guardato già prima che guardi, proverà, lo dissuaderà da quell’interazione. Non si espliciterà quella pulsione: nessuna aggressione, lo rispetterà.

Quando chi sta appollaiato per vedere chi passa (forse pensando così di non passare, di essere lui a restare, mentre gli altri, scorrendo, vanno a foce, ad affogarsi nel mare), s’accorge che uno (io, tu, William) lo ha già inquadrato, potrebbe essere indotto a elaborare che l’altro lo sta già guardando per averlo riconosciuto al volo, essendo qualcuno col quale ha già scambiato qualche episodio di vita. Oppure potrebbe pensare d’esser stato individuato da un droide, di avere già un pallino rosso in fronte. Mi è capitato di dare i documenti prima che mi venissero chiesti dagli agenti (coloro che, prezzolati, hanno tradito il branco divenendo strumenti). Si chiama, poi, semplicemente, contropiede. Posizionare il braccio sul Subbuteo in modo che la contromossa d’avversario risulti irraggiungibile al ditino. Prima che qualche para fermi approcci, avere già iniziato il ditalino.  Arrivare per primi sulla palla. Sapere che è una palla. Tutto. Sempre.

Dove ci eravamo già visti? Forse dove c’eravamo Rimasti. In una vita precedente, o nel precedente la vita, o forse anche nel dopo, l’aldilà, che è concetto più vasto del post-mortem, e anzi sarebbe un indizio di infinito, ed esso non conosce affatto il tempo, o le dipartite, o gli arrivi. O addirittura non siamo neanche vivi, o meglio non lo siete, e tutto è solo la proiezione del mio cervello chimico, quantico, o costruito dagli alphacentauriani.

Quando mi metto nudo, sono un re, sto da dio, recepisco tutto il Sole. Qualcuno mi guarda, per quanto cerchi luoghi dove non stiano a menarmela con qualche pruriginosità di moralisti. C'è chi magari pensa “quell'uccello io lo già visto”, magari gente facile a tentazioni carnali, come me. C'è un detto per cui siano tutti uguali. E un altro detto sostiene l'uguaglianza di tutti gli esseri umani. Uguali nella sacralità del proprio esistere, individuale, unico. Ed in null'altro.

Diversamente, ciascuno che incontrassimo ci sembrerebbe d'averlo conosciuto, quando, perché o come non si sa, per ridondanza d'omogeneità. Un po' come andare in un'Istituzione per fare pratiche, burocrazia. Ogni addetto mi ha detto pari pari: “allora mandi una pec”. Peccato che non la ho. Li manderò a fanculo.

Wlliam Seward fa dei ghigni, non risate. Il mio amico Fastidio invece ride, sino a spanciarsi, e ritiene sia la dieta davvero migliore che c’è.

 

02 Burroughs