Il 18 settembre, dalle 17 «a oltranza», lo skatepark del Parco Lambro ospiterà la seconda edizione di Io c'ero, il concerto-raccolta fondi nato per sostenere le spese legali di chi ha manifestato per la Palestina. Sul palco: Ensi, Nerone, Inoki, Kiki, MissAndromeda, Bradipi, Alchemy Fm e Resistenza Sonora — che, va detto, è più un elenco di stato di servizio dell'hip hop italiano che una scaletta. La prima puntata, a giugno, aveva fatto ballare tutta Piazza Leonardo Da Vinci, e a leggere il post degli organizzatori quell'energia lì non si è ancora spenta: «ha acceso qualcosa che brucia ancora», scrivono, prima di raccontare come le manifestazioni di settembre 2025 abbiano prodotto una scia di denunce e procedimenti che ora hanno bisogno, letteralmente, di avvocati. Il ricavato della serata andrà tutto a sostenere le spese legali. «Denunciateci pure: non ci fermerete», concludono, con quel tono da comunicato che sembra scritto apposta per essere urlato più che letto. Poi ci sono i talk, gli stand, il cibo, il beverage e la promessa — o la minaccia, dipende dai punti di vista — che «chi c'era in Piazza Leo sa cosa aspettarsi». Non ce lo si faccia raccontare, appunto. Qui però bisogna fare un passo indietro, perché il Parco Lambro con i concerti politicamente scomodi ha un conto in sospeso da più di mezzo secolo. Nel giugno 1974 quello stesso prato ospitò il quarto Festival di Re Nudo, ribattezzato per l'occasione Festival del proletariato giovanile: quattro giorni, centomila persone accampate tra gli alberi, nessun permesso ufficiale e una lineup che oggi farebbe piangere qualsiasi booker — Area, Premiata Forneria Marconi, Alan Sorrenti, Angelo Branduardi, Pino Daniele, più ospiti internazionali come Hawkwind e Peter Hammill. Lotta Continua forniva il «supporto logistico», Gianni Sassi della Cramps ci metteva la regia culturale, mentre Dario Fo con La Comune allestiva il Mistero buffo tra una cupola geodetica e l’altra. Cambiano le cause, cambiano i decenni, cambia persino il genere musicale — dal rock progressivo all'hip hop il passo è lungo — ma resta intatta l'idea di fondo: un prato pubblico che diventa, per una sera o per quattro giorni, il luogo dove un movimento si conta e si finanzia da solo. Nel 1974 si raccoglieva gente e visioni; nel 2026 si raccolgono soldi per pagare le spese legali. Il romanticismo, va detto, ci ha rimesso qualcosa per strada, ma la sostanza — l'idea che uno spazio verde milanese possa trasformarsi in piazza politica addobbata a festa — è sopravvissuta a più di cinquant'anni di gentrificazione, decreti sicurezza e telecamere. Sul piano musicale, la line-up del 18 settembre gioca la carta della scena italiana consolidata: Ensi e Nerone per il rap tecnico, Inoki con l'esperienza di una delle voci storiche del genere, Kiki e MissAndromeda su un terreno più contemporaneo e trasversale, Bradipi e Alchemy Fm a completare il lato più underground. E poi Resistenza Sonora, nome che è già un programma politico, a chiudere idealmente il cerchio tra musica e piazza. Il format resta quello di giugno: musica, talk, stand, cibo e la certezza — più che la speranza — di ritrovarsi in tanti. Appuntamento allo skatepark, dalle 17, fino a quando ci sarà voglia di restare. Chi c'era a Piazza Leonardo Da Vinci lo sa già. Gli altri, il 18 settembre, possono cominciare a scoprirlo

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