Via Neera a Milano è movimentata: ci sono le case popolari, il mercato del venerdì e un elevato numero di cani per abitante. In alcuni giorni sui marciapiedi si accumula parecchia spazzatura e, da qualche mese, ci si imbatte in bombole cilindriche alte circa 30 centimetri. Viste di sfuggita sembrano delle casse bluetooth, ma basta avvicinarsi per capire di cosa si tratta. Nei quartieri periferici delle grandi città è facile imbattersi in queste bombole abbandonate, progettate per contenere ossido di diazoto e vendute per fare la panna montata in casa. Questo gas può essere utilizzato anche in ambito medico come analgesico e anestetico. Ma a Milano non è scoppiata la moda della panna montata fai-da-te o della medicina alternativa: l’ossido di diazoto, o protossido di azoto, viene spesso utilizzato come gas esilarante. Acquistarlo è semplice ed economico, soprattutto da quando sono state commercializzate bombole di maggiori dimensioni a un prezzo ridotto. Sul sito della più nota azienda produttrice di questo prodotto è previsto un sistema di autenticazione per vendere le bombole solo agli operatori della ristorazione, ma non è così complicato trovarle da rivenditori online che non fanno domande. Lo stesso vale per alcuni negozi fisici. Ed è probabilmente questo il motivo per cui leggendo la cronaca locale di ogni regione d’Italia ci si può imbattere in notizie, spesso in tono allarmistico, legate al gas esilarante. Il protossido di azoto, considerato erroneamente come sostanza “leggera”, nasconde rischi concreti. Può provocare vertigini e perdita di equilibrio, e la breve durata dell’effetto può spingere a usarlo ripetutamente, incorrendo in rischi più gravi come i danni al sistema nervoso in conseguenza del blocco dell’assorbimento della vitamina B12. Causa formicolii alle mani e ai piedi che possono trasformarsi in perdita di coordinazione e forza muscolare. Chi inala direttamente da bombole o cartucce rischia ustioni da congelamento a bocca, gola e polmoni, mentre respirare il gas con maschere o sacchetti può causare soffocamento. Si è già registrato qualche caso di decesso, tra cui quello di un ventiseienne in Salento e di una ventenne in Inghilterra. La storia delle sostanze stupefacenti legali non è nuova: qualcuno negli anni Settanta sniffava la colla o il lucido da scarpe, altri nei primi anni Duemila frequentavano negozi specializzati, spesso attratti da leggende metropolitane puntualmente disattese. Nonostante siano chiari i pericoli di queste sostanze, parlarne in toni allarmistici non porta risultati concreti in un'epoca in cui tutto sembra emergenza. D’altro canto la storia ci insegna che vietare una sostanza non significa farla sparire, ma piuttosto ingrossare le casse delle organizzazioni criminali. Eppure non si intravede all’orizzonte una seria regolamentazione delle più diffuse sostanze stupefacenti fondata su studi, competenze e ascolto, ma ci si limita a dirette social e slogan. Nel frattempo i ragazzi, con questa facile alternativa alle droghe illegali, continuano a sghignazzare convinti che una risata indotta dal gas non possa fare male.
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